Tante sono le cose che di questo paese mi hanno stancato, così tante che potrei dimenticare come a volte sia un piacere essere italiana. Così tante che alla fine mi sono stufata di tenerle per me, perchè so che c'è tanta altra gente che si è stufata, quindi perchè non parlarne?
Se volete commentate, sappiate che non rispondo a tutti i commenti, che non accetto commenti osceni che verranno cancellati, ma che sono disponibile ad un confronto, se ne ho tempo.
Se siete qui leggete, se non vi piace quello che scrivo andatevene, nessuno vi obbliga a rimanere e fino a che c'è libertà di parola ho intenzione di dire la mia.

mercoledì 24 luglio 2013

ECONOMIA

sono stufa di sentirmi presa per il culo.
anche oggi al telegiornale della mattina, e d alla radio la notizia di apertura era sempre quella: la fiat stà valutando se rimanere in Italia o andarsene.
ma quanto ancora ci vogliamo far prendere per il culo da una azienda che ha vissuto fino ad oggi grazie solo ai soldi che gli venivano passati dallo stato italiano perché rimanesse in piedi e continuasse a dare lavoro agli italiani, costantemente sotto la minaccia di una sua emigrazione? quanto ancora vogliamo sopportare che Marchionne si diverta alle nostre spalle abbassando i livelli di dignità dei suoi operai a quello dei   cinesi immigrati illegalmente, e nel contempo continuando a chiedere soldi all'Italia altrimenti scappa?
è una storia infinita che continua a perseguitare le casse italiane da tempo immemore e che oramai è diventata veramente una barzelletta.
per trovare una azienda florida e che abbia un conteggio positivo tra spese e incassi si deve risalire al lontano 1975 quando ancora le sue fabbriche sfornavano auto affidabili ed innovative che avevano un fiorente mercato e che riempivano le strade d'Italia con i suoi modelli per tutte le tasche.
da allora ad oggi voi non avete idea dell'esborso di denaro che questo marchio in disgrazia si è succhiato a spese delle nostre tasche.
se si fa un calcolo tra sovvenzioni statali, che vanno a perdersi in qualche buco nero, casse integrazioni che sono chiaramente a spese dello stato, mobilità e prepensionamenti, incentivi pubblici alla rottamazione per spingere il mercato della vendita fiat, costruzione di impianti a spese dello stato, si arriva alla ridicola cifra di 7.6 miliardi di euro, una cifra che onestamente non so nemmeno come si scrive e che altro che risanare le finanze pubbliche, ci permetterebbe di comprarci l'Europa. una cifra che vede la sua metà concentrata nel periodo che va dal 1990 al 1997, negli anni in cui il marchio appariva florido e produttivo.
e tutto questo a fronte di un dissanguamento in termini di lavoratori che non ha avuto termine e non ne ha nemmeno all'orizzonte.
da quel fatidico 1975 di cui parlavamo ha perso più di 200 mila operai dai suoi stabilimenti, chi licenziato, chi messo in cassa integrazione. si perché di operai la fiat ne ha ancora, certo, ma quelli in Italia sono cari quindi va ad aprire le sue fabbriche in polonia, dove gli costa meno la produzione della famosa panda, che di italiano oramai ha solo il nome. in Italia rimangono la punto e la croma, e questo nonostante sia una delle poche marche che ha quasi tutte le protezione che sono lecitamente elargibili ad una fabbrica nazionale da uno stato, a partire dagli incentivi fino all'uso delle sue macchine per il parco statale.
tutto questo per mantenere in vita una fabbrica che oramai crea posti di lavoro solo all'estero e che in Italia manda a casa intere famiglie che lavoravano nei suoi stabilimenti da generazioni.
Le parole di un giornalista scrittore dovrebbero illuminarci il cammino per comprendere l'iter demolitivo che ha compiuto questo affare in perdita.
scrive  Massimo Mucchetti nel libro Licenziare i padroni? (Feltrinelli). «Nell’ultimo decennio il sostegno pubblico alla Fiat è stato ingente. L’aiuto più cospicuo, pari a 6.059 miliardi di lire, deriva dai contributi in conto capitale e in conto interessi ricevuti a titolo di incentivo per gli investimenti nel Mezzogiorno d’Italia in base al contratto di programma stipulato con il governo nel 1988». Soldi a palate, dunque. Ma quello fu solo l’inizio.
si perché avendo costruito nel mezzogiorno le sue industrie godevano dell'esenzione decennale dalle imposte sul reddito che si riconosce a chi incentiva il lavoro nel mezzogiorno, senza contare i soldi che comunque sono affluiti a quelle casse proprio per il sostegno delle fabbriche nel mezzogiorno che devono mantenere quelle promesse fatte al momento dell'apertura.
come già detto poi, la fiat gode del diritto agli ammortizzatori sociale (prepensionamento, cassa integrazione, indennità di mobilità) che le altre4 aziende statali o meno invidiano sicuramente dato che sono tutte volte a rendere più facile la vita a chi gestisce la baracca non certo a chi lavora per mantenerla a galla.
Oggi Monti nega di voler continuare ad elargire fondi alla Fiat ma non sembra un poco il chiudere le porte dopo che il bestiame è già fuggito?
e la cosa peggiore è che la fiat continua a produrre macchine che oramai,con il mercato in continua evoluzione sia per i motori che per il design, non hanno nessun incentivo all'acquisto, sono sempre le stesse, con lo stesso disegno di decenni oramai e nessun innovamento di vero spunto che possa rilanciare la sua vendita sul suolo patrio o all'estero, dove vende, specie in America, solo perché per lei è un mercato nuovo.
non c'è una vera ricerca di innovazione, non c'è un vero desiderio di rilanciarsi sul mercato, Marchionne vive di spinta inerziale, su quei mercati che gli permettono di scivolare perché nuovi ma una volta saturato anche li il mercato? facciamo la terza versione della 500? o una nuova versione della Panda, l'ennesima? o rilanciamo la Punto 3.0?
e nel frattempo all'interno delle fabbriche gli stipendi possono essere ridotti, i licenziamenti sono più facili ed il tutto con il beneplacito dei sindacati che si sono messi tranquillamente a pecorina di fronte alle richieste di Marchionne per non chiudere altre fabbriche, promessa andata disattesa come tutte quelle uscite da quella bocca in termini fiat negli ultimi anni.
e dato che uno dei sindacati, la Fiom, non aveva firmato la vendita dell'anima al diavolo, ma ha comunque ottenuto di poter essere presente all'interno degli stabilimenti, come giustamente concesso dalla legge che almeno un poco dovrebbe tutelare i lavoratori italiani, ecco che la Fiat si riserva di valutare le strategie il Italia, perché  "deve valutare se e in che misura il nuovo criterio di rappresentatività potrà modificare l'assetto delle sue relazioni sindacali",
e tutto questo mentre la pubblicità grida a tutta voce che sono tornati gli incentivi fiat su gas e metano , e che come sono durati tutto inverno scorso, e come stanno durando tutta estate, dureranno anche nel prossimo autunno.
senza dire  del fatto che a sfavore delle vendite della Fiat in Italia, c'è anche la sempre minore affidabilità delle sue auto, che prodotte sottocosto chiaramente non hanno il livello di affidabilità che raggiungevano nei nostri stabilimenti dove il vaglio della produzione era più ferreo e selettivo, puntando alla qualità e non alla spesa minore.
non incolpo certo gli operai delle fabbriche polacche, per il calo della qualità, dato che poro lavorano già per uno stipendio minore in un paese dove le tasse che vengono pagate sono minori di quelle italiane, e dove gli standard produttivi richiesti per la messa su strada delle auto sono minori, incolpo una politica produttiva puntata solo al guadagno personale senza nulla dare in cambio. certo, costruire in Italia costa di più perché le tasse sono più alte, ma costa di più anche perché si pretende che ciò che viene costruito rispetti degli standard che al giorno d'oggi difficilmente la fiat può dire di avere.
parlo anche per diretta esperienza. la mia famigli atra le tante macchine che ha avuto , sicuramente può vantare un gran numero di fiat. e di queste le ultime entrate nel nucleo familiare sono di gran lunga le peggiori. La Punto di mio padre, costata se non ricordo male cista 12.000 euro, dopo nemmeno un anno di viaggi già faceva il rumore di un elicottero quando andava leggermente più veloce sulla strada, ha perso quasi subito le manopole del controllo dell'aria, si è rotto lo stesso, così da non poter controllare in maniera comoda le bocchette del caldo e del freddo, , ed altre cose, che possono apparire piccolezze, ma che io, su una Chevrolet da 7000 euro non ho incontrato nonostante abbia oramai 8 anni, in un era in cui una macchina di otto anni è una macchina rottamabile.
la Focus di mia sorella è uscita di fabbrica con un grosso problema alla frizione di cui si sono accorti quasi un anno dopo, nel frattempo mia sorella ha continuato ad andare in giro con una macchina a cui si incastrava la frizione abbassata, e che continuava a portare dal meccanico senza ottenere nulla. e quando se ne sono accorti non è che hanno risarcito il disagio che mia sorella ha patito cambiandole la macchina, le hanno solo cambiato la frizione, sperando che questa volta sia quella giusta.
La brava di mia madre sotto il sole si è tutta spellata come un tedesco dopo una insolazione, e continuo a ripetere che io con lamia non ho lo stesso problema dopo tutti questi anni di parcheggio all'aperto.
e via discorrendo.
insomma chi vuol intendere intenda, io che mi devo ricomprare una macchina i miei soldi a quei ladri non li do.


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